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Psiche al Castello
tra fenomenologia e psicologie del profondo

Sintesi della conferenza

Nelle date del 3 e 4 maggio 2008 si è svolto il terzo appuntamento con la filosofia ambientato nel castello di Cisterna d'Asti e organizzato grazie alla collaborazione tra l'AIMC di Asti, il gruppo culturale di Filosofia e Psicologia Oron Oronta e l'Associazione Museo Arti e Mestieri di un tempo.

Dopo il successo riscosso dai primi due incontri, prosegue l'iniziativa che consente l'approfondimento di tematiche sempre attuali e tali da richiedere una riflessione profonda condotta grazie agli spunti offerti da personalità, anzi da persone, in grado di guidare il folto pubblico attraverso ambiti di non facile accesso.

Il filo conduttore del terzo incontro è stata la psiche, (rappresentata nel mondo greco da una farfalla ed indicante il concetto dell'anima) indagata sotto molteplici aspetti e attraverso aperture inattese, infatti, come ha sostenuto il prof. Cavallero, l'incontro voleva essere un viaggio tra le diverse anime della psicologia.

Enrico Pellegrini, psichiatra di Lucca, ha cercato di definire le emozioni, dal punto di vista delle neuroscienze e della fenomenologia, che incarnano due modi diversi di approcciarsi al reale e ha elencato le emozioni primarie che tutti noi condividiamo con gli animali (sorpresa, rabbia, disgusto, gioia, tristezza, paura), e poi quelle più complesse (pietà, rimorso, nostalgia, orgoglio, vergogna, gratitudine), giungendo alla conclusione che cercare di definire l'emozione in modo esaustivo è un'operazione riduttiva, pericolosa e persino banalizzante. Non può esserci conoscenza senza partecipazione emotiva; il corpo senza emozioni sarebbe un corpo vuoto, glaciale. Come sostiene Novalis, l'anima è laddove mondo esteriore e mondo interiore si toccano.

Il fulcro del convegno è stata la presentazione di due libri scritti da insigni studiosi: "Quale cura per la psiche? La coppia terapeuta-paziente" di Angela Marranca, psicologa e psicoterapeuta a Firenze, e "Nei luoghi perduti della follia" di Eugenio Borgna, primario emerito di psichiatria dell'ospedale Maggiore di Novara.

Nel primo viene indagato il rapporto che viene ad instaurarsi tra terapeuta e paziente, un rapporto che al termine dell'analisi, prevede un cambiamento di entrambi. Nella relazione con l'altro è inevitabile un processo di cambiamento e raccontare il proprio passato è una sorta di riscrittura e di assoluzione di ciò che è stato.

Il testo di Borgna raccoglie una serie di pubblicazioni del professore negli anni compresi tra il 1964 e il 1984 e narra di vari casi clinici affrontati nel corso dell'esperienza avuta nei lager costituiti dagli ospedali psichiatrici, quando si riteneva che il rigore scientifico si potesse applicare solo alle malattie neurologiche.

Sono i casi di quelle donne che arrivavano per la prima volta nell'ospedale psichiatrico di Novara, un'isola felice rispetto alle cliniche universitarie di Milano, con cui il professore ha vissuto a stretto contatto. Si assiste a un cambiamento di paradigma, non può esserci cura se non nasce una relazione, una consonanza tra medico e paziente.

In realtà le autrici del libro sarebbero, per ammissione di Borgna stesso, proprio quelle pazienti, a cui è dedicata la pubblicazione e la cui sofferenza ne permea le pagine. Viene affidato un ruolo fondamentale alla parola, a ciò che il paziente dice e soprattutto a quello che non dice.

L'incontro si è concluso con una suggestiva tavola rotonda che, come negli appuntamenti passati, ha evidenziato il carattere vivo di questi interrogativi e la profonda umanità dei relatori intervenuti, che hanno saputo coinvolgere i partecipanti con estrema umiltà e disponibilità, creando una vivida attesa per la vacanza filosofica prevista per luglio.


Elena Cerruti

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